
Natale senza i tuoi: gli effetti psicologici della solitudine in pandemia
Trascorrere le festività natalizie senza i propri cari può favorire l’insorgenza di disturbi psicologici?
Il Natale trascorso senza i nostri parenti, a causa della pandemia, può rappresentare un’esperienza potenzialmente piacevole ma anche altrettanto spaventosa.
L’esperienza stessa della solitudine può avere diversi significati. La solitudine, infatti, può essere positiva o negativa, a seconda di fattori situazionali e personali. Si può riassumere la solitudine in tre dimensioni, due positive e una negativa. Queste sono, rispettivamente, la solitudine rivolta verso l’interno (caratterizzata dalla scoperta di sé e la pace interiore), la solitudine rivolta verso l’esterno (caratterizzata da intimità e spiritualità) e la solitudine generale. I tratti di personalità e valore, inoltre, nonché i correlati situazionali, interagiscono con i vari tipi di solitudine (Long et al., 2003).
Gli anziani e le persone sole manifestano il più elevato disagio psicologico a causa delle limitazioni degli spostamenti imposte dai vari dpcm.
Trascorrere del tempo da soli costituisce una parte onnipresente della nostra vita quotidiana. Invecchiando, però, il tempo da soli aumenta. Poco si sa, inoltre, sulle differenze di età nell’esperienza di solitudine momentanea e permanente o generale. Una ricerca ha esaminato le associazioni, variabili nel tempo, tra solitudine momentanea, generale, qualità affettiva e due marker di attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ovvero cortisolo salivare e deidroepiandrosterone solfato (DHEA). Ciò è stato effettuato per comprendere meglio i correlati affettivi, biologici della solitudine momentanea e generale nel corso della vita adulta. I ricercatori hanno reclutato un totale di 185 adulti di età compresa tra 20 e 81 anni (età media = 49 anni, 51% donne, 74% caucasici). I partecipanti, inoltre, hanno completato i questionari sulla solitudine e sull’affettività. Sono stati raccolti campioni di saliva fino a sette volte al giorno per 10 giorni consecutivi. È importante sottolineare che la maggiore età era collegata a correlati affettivi e biologici più favorevoli nella solitudine momentanea. Lo stato momentaneo di trascorrere del tempo da soli è quindi un’esperienza non necessariamente negativa e che può migliorare con l’invecchiamento.
Tuttavia, dai risultati è emerso che una maggiore solitudine generale era associata ad una diminuzione dell’affettività positiva e ad un aumento dei livelli medi di cortisolo e DHEA. Coerentemente con le connotazioni negative della solitudine e dell’isolamento sociale, una maggiore solitudine complessiva era associata a correlati affettivi e biologici negativi. Trascorrere una grande quantità di tempo da soli in età avanzata potrebbe quindi avere conseguenze negative per la salute ed il benessere (Pauly et al., 2003).
Se il disagio psicologico sperimentato in questo periodo, a causa delle limitazioni degli spostamenti o della solitudine, è caratterizzato da sintomi depressivi, ansiosi, insonnia e da una riduzione del funzionamento quotidiano è utile rivolgersi quanto prima ad uno specialista.
Un percorso di psicoterapia e/o un trattamento farmacologico specifico può aiutare ad affrontare al meglio questo difficile periodo della nostra vita.
Riferimenti bibliografici:
Long CR et al (2003). Solitude experiences: varieties, settings, and individual differences. 29(5): 578-83.
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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