
Somministrazione dei farmaci calmanti nell’anziano: perché è utile ridurli
La terapia dei disturbi d’ansia e della depressione nell’anziano prevede l’uso eccessivo o inappropriato di rimedi farmacologici quali antidepressivi e gocce tranquillanti.
Nella popolazione anziana il processo di prescrizione e gestione dei farmaci è spesso complesso e impegnativo. La polifarmacoterapia e l’uso inappropriato dei farmaci nelle persone anziane sono spesso associati a sindromi geriatriche caratterizzate da parametri funzionali cognitivi ridotti e da un conseguente aumento della mortalità. Per queste ragioni la cura dei disturbi d’ansia e della depressione negli anziani, a base di antidepressivi e ansiolitici, deve essere attentamente monitorata.
Il termine “deprescribing” indica un processo di riduzione graduale programmata e controllata di farmaci potenzialmente inappropriati assunti in una determinata fascia d’età. La ragione principale è che tali farmaci possono causare danni, non sono più indicati oppure appaiono inutili nella terapia in corso (Salahudeen, 2018). Il fenomeno, quindi, comprende un “processo di ritiro dei farmaci inappropriati supervisionato da un operatore sanitario con l’obiettivo di gestire la polifarmacoterapia migliorandone i risultati“(Machado-Alba et al., 2017).
Lo scopo del deprescribing è quello di ridurre la polifarmacoterapia, il carico di farmaci e gli eventuali disturbi organici migliorando lo stato di salute del paziente geriatrico. Molti farmaci, infatti, possono essere ridotti ed eventualmente sospesi in modo sicuro. I medicinali, però, vanno ridotti uno alla volta e l’intero processo richiede un’attenta valutazione, impegno e tempo.
Lo scalaggio della terapia, quindi, non può essere effettuato direttamente dal paziente o dai suoi familiari senza un adeguato supporto medico. Il processo di riduzione della cura, infatti, può essere preso in considerazione solo dopo un’attenta valutazione della salute generale del paziente, degli obiettivi terapeutici, dell’aderenza all’attuale regime di trattamento. Non va tralasciata, inoltre, la volontà del paziente di ridurre i medicinali (Salahudeen, 2018).
Si stima che un quinto dei pazienti adulti sia trattato con cinque o più farmaci e la prevalenza della polifarmacoterapia negli anziani sia ancora più elevata, compresa tra il 30% ed il 70%, fino a raggiungere anche il 90% nei pazienti ricoverati in strutture di cura. La polifarmacoterapia negli anziani aumenta il rischio di reazioni avverse, prescrizioni inappropriate, interazioni farmacologiche, numero di ospedalizzazioni e costi sanitari (Machado-Alba et al., 2017).
I tassi crescenti di polifarmacoterapia, il crescente apprezzamento degli effetti avversi a lungo termine e l’attenzione alla pratica clinica centrata sul paziente anziano presentano indicazioni specifiche anche per la riduzione dei farmaci in psichiatria. Le benzodiazepine, le più prescritte “gocce calmanti” nella popolazione generale, infatti, sono utilizzate anche nella cura dell’ansia e dell’insonnia dei pazienti anziani. L’uso di tali farmaci. però, può comportare nel paziente anziano gravi conseguenze a lungo termine quali disorientamento, disturbi della memoria o altri deficit cognitivi.
Una forte alleanza terapeutica, un tempismo appropriato e la considerazione del significato che il farmaco ha per il paziente, pertanto, devono accompagnare un lungo processo. Tra gli obiettivi si possono citare: la rivalutazione di tutti i farmaci, l’identificazione di quelli che potrebbero essere sospesi o ridotti, la pianificazione collaborativa di un regime di riduzione ed un supporto adeguato a paziente e familiari (Gupta & Cahill, 2016).
Riferimenti bibliografici:
Gupta S & Cahill JD (2016). A Prescription for “Deprescribing” in Psychiatry. Psychiatr Serv. 67(8): 904-7.
Salahudeen MS et al (2018). Deprescribing medications in older people: a narrative review. Drugs Today (Barc). 54(8): 489-498.
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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