
Terrorismo e salute mentale
I recenti attentati terroristici di Parigi hanno concentrato l’attenzione dei media sulla presenza di eventuali disturbi mentali nei sopravvissuti all’evento traumatico. Questi soggetti potrebbero presentare nel tempo disturbi del sonno, disturbi d’ansia, depressione, un disturbo acuto da stress e nei casi più gravi un disturbo da stress post-traumatico. Tale disturbo deriva da eventi stressanti che portano ad una minaccia della vita e dell’incolumità dell’individuo il quale, secondo il nuovo manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5), generalmente (ma non necessariamente) reagisce con manifestazioni di terrore, impotenza e orrore.
Il terrorismo e le catastrofi naturali ricevono spesso l’attenzione dei mass media e le vittime sono spesso intervistate da giornalisti. Non si sa molto su come tali vittime percepiscano il contatto con i media e se realmente tali esperienze possano influenzarne la salute mentale. In uno studio viene descritto come sia esperienze positive che negative con i media rappresentino manifestazioni di un disturbo da stress post-traumatico come si evince fra i sopravvissuti di un attacco terroristico avvenuto nel 2011 in Norvegia. Sono state condotte interviste a 285 sopravvissuti (47% femmine e 53% maschi) 14-15 mesi dopo l’attacco terroristico. La maggior parte dei sopravvissuti sono stati avvicinati dai giornalisti (94%) partecipando ad interviste con i media (88%). La maggior parte dei sopravvissuti ha valutato il loro contatto e la partecipazione dei media come positivo e durante la partecipazione non ha mostrato sintomi evidenti del disturbo. I sopravvissuti che hanno definito la partecipazione dei media come angosciante avevano più reazioni del disturbo (molto angoscianti o estremamente dolorose). La partecipazione dei media definita come dolorosa era associata a più bassi livelli di sostegno sociale e se la partecipazione dei media veniva effettuata con rammarico era associata a sensazioni di delusione. I giornalisti dovrebbero pertanto essere consapevoli che l’esposizione mediatica potrebbe rappresentare un potenziale sforzo supplementare per le vittime degli attentati terroristici (Thoresen et al., 2014).
Un altro studio ha valutato se fattori come età ed esposizione precedente all’attacco terroristico del World Trade Center (WTC) potessero influenzare la relazione tra esposizione all’uragano Sandy ed i sintomi di un disturbo da stress post-traumatico.
Un campione di 1000 partecipanti ha completato questionari un mese dopo l’uragano Sandy che ha colpito la costa orientale. I partecipanti hanno riferito, inoltre, il loro grado di esposizione all’attacco terroristico del WTC, dell’uragano Sandy e la sintomatologia del loro disturbo da stress post-traumatico conseguente alla catastrofe naturale.
La relazione positiva tra grado di esposizione all’uragano Sandy ed il livello di sintomi di disturbo da stress post-traumatico era più debole tra gli adulti più anziani. Sia l’età che l’esposizione precedente all’attacco terroristico del WTC moderava il rapporto tra grado di esposizione all’uragano e gravità di sintomi di disturbo da stress post-traumatico. Tra i giovani adulti e non tra gli anziani un precedente alto grado di esposizione per l’attentato terroristico del WTC era legato ad un effetto più forte di esposizione su sintomi del disturbo da stress post-traumatico.
Da questo studio emergerebbe come di fronte ad una catastrofe naturale gli anziani americani siano generalmente resistenti. Ciò potrebbe dipendere dalla precedente esposizione degli adulti più anziani ad eventi avversi (Shrira et al., 2014).
Gli individui con disturbo da stress post-traumatico mostrerebbero un’accresciuta reattività dell’amigdala reattività e pattern di attivazione atipici nella corteccia prefrontale mediale in risposta ad informazioni emotive negative. Per approfondire come tali alterazioni possano determinare l’insorgenza di un disturbo da stress post-traumatico è stato preso in esame l’attacco terroristico del 2013 alla maratona di Boston.
Un campione di 15 adolescenti (di età media pari a 16,5 anni) che in precedenza aveva partecipato ad uno studio di neuroimaging ha partecipato anche ad uno studio per valutare i sintomi post-traumatici legati all’attacco terroristico. Dai risultati un aumento dei livelli di ossigeno nel sangue dipendente da stimoli emotivi negativi rilevati nell’amigdala sinistra era fortemente associato con sintomi post-traumatici dopo l’attacco. L’attivazione dell’ippocampo bilaterale sembrava ridotta durante i tentativi di ridurre le risposte emotive agli stimoli negativi con la presenza, inoltre, di maggiori sintomi post-traumatici. Le associazioni di reattività dell’amigdala con sintomi post-traumatici erano più forti per preesistenti sintomi di depressione, ansia ed esposizione a violenze.
La reattività dell’amigdala alle informazioni emotive negative potrebbe, pertanto, rappresentare un marker neurobiologico di vulnerabilità allo stress traumatico e, potenzialmente, un fattore di rischio per il disturbo da stress post-traumatico (McLaughlin et al., 2014).
Riferimenti bibliografici:
McLaughlin KA et al (2014).Amygdala response to negative stimuli predicts PTSD symptom onset following a terrorist attack. Depress Anxiety. 31(10): 834-42.
Thoresen S et al (2014). Media participation and mental health in terrorist attack survivors. J Trauma Stress. 27(6): 639-46.
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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