
Violenza in famiglia e disturbi alimentari
I sintomi psicologici nelle donne vittime di abusi, le conseguenze sui figli se si verifica in gravidanza.
La prevalenza degli episodi di violenza domestica durante la gravidanza è stimata tra il 4% e l’8%. Le donne con disturbi psichici sembrerebbero avere un rischio maggiore di subire episodi di violenza durante il periodo perinatale. La prevalenza di tali episodi di violenza, infatti, sarebbe più elevata tra le donne con disturbi alimentari. Uno studio ha valutato la prevalenza e la probabilità degli episodi di violenza fisica ed emotiva durante e dopo il periodo perinatale sia in donne con disturbi alimentari durante la gravidanza, ovvero con preoccupazioni per la forma e/o il peso corporeo e/o condotte di eliminazione (n=174), sia in donne con pregressi disturbi alimentari (n=189). Sono state reclutate anche donne senza attuali o pregressi disturbi alimentari (n=8723).
Le donne con pregressi disturbi alimentari hanno mostrato una maggiore prevalenza di episodi di violenza durante e dopo il periodo perinatale (fisica: tra il 9,6% ed il 14,3%; emotiva: tra il 24,1% ed il 28,1%). La presenza di uno o più disturbi alimentari nel corso della vita sembrerebbe associata ad una maggiore probabilità di subire violenza fisica durante il periodo perinatale. Secondo la ricerca la presenza di pregressi disturbi alimentari e di disturbi alimentari durante la gravidanza era associata con una maggiore probabilità di subire episodi di violenza fisica dopo il periodo perinatale e maggiori probabilità di subire violenza emotiva in entrambi i periodi in esame. Associazioni moderate sono state individuate anche con il comportamento del partner durante la gravidanza e con le eventuali esperienze materne di abusi sessuali infantili.
Le madri con disturbi alimentari ed i figli sembrerebbero avere una aumentata vulnerabilità agli effetti psicologici negativi del disturbo alimentare materno e della violenza domestica (come alterazioni del tono dell’umore e/o ansia somatizzata). La bulimia, l’anoressia e gli episodi di violenza, infatti, sembrerebbero associati a conseguenze psichiche dannose (Kothari et al, 2015).
Secondo alcune ricerche la presenza di disturbi alimentari nelle madri aumenterebbe il rischio di insorgenza di disturbi alimentari nei figli. Pochi studi hanno valutato l’effetto del disturbo alimentare materno sull’alimentazione infantile cercando di individuare la presenza di un effetto diretto di tale disturbo o indiretto cioè mediato da altri fattori materni e/o infantili. In uno studio è stato valutato il ruolo dell’ansia e della depressione materna nel mediare il rischio di difficoltà di alimentazione nei bambini. Lo studio prospettico ha messo a confronto donne con storia positiva per disturbi alimentari (n=441) e donne senza alcun disturbo psichiatrico nel corso della vita (n=10461) realizzando un’osservazione longitudinale su genitori e bambini. Sono state studiate le seguenti variabili: l’effetto dell’ansia materna e della depressione in gravidanza (a 32 settimane) e nel post-partum (a 8 settimane); l’effetto del temperamento e dello stato di sviluppo del bambino sulle difficoltà di alimentazione infantile a 1 ed a 6 mesi; l’effetto dei sintomi della gravidanza sui disturbi alimentari materni attivi.
Dai risultati è emerso che una storia di pregressi disturbi alimentari e la presenza di disturbi attivi durante la gravidanza può aumentare il rischio di difficoltà di alimentazione infantile a causa della presenza di angoscia materna (emersa dalla valutazione dei livelli di depressione e ansia). Fondamentali, pertanto, sono sia la prevenzione sia gli interventi precoci da effettuarsi sui disturbi alimentari materni ed infantili (Micali et al., 2011). Entrambi, infatti, possono essere esacerbati dall’angoscia materna relativa al ripetersi di episodi di violenza domestica.
Un’altra ricerca ha esplorato le esperienze e le prospettive delle donne vittime di violenza domestica in relazione al comportamento alimentare ed all’atteggiamento verso l’uso di prodotti alimentari. Sono stati effettuati colloqui individuali e di gruppo con 25 donne vittime di violenza reclutate da un’associazione di violenza domestica, effettuando domande specifiche sui comportamenti alimentari e/o sulle modalità di questi comportamenti in relazione ad esperienze di violenza. Tutte le donne hanno descritto alterati comportamenti alimentari legati ad esperienze di violenza domestica classificati in diverse categorie principali: 1) somatizzazione (sperimentazione di significativi sintomi somatici dopo abusi); 2) evitamento degli abusi (modifica di comportamenti alimentari al fine di evitare abusi); 3) gestione degli abusi (utilizzo del cibo per gestire gli effetti psicologici degli abusi); 4) autolesionismo (uso del cibo per farsi del male come reazione agli abusi); 5) gestione dei partner violenti (uso dei comportamenti alimentari come ritorsioni contro i compagni violenti).
La comprensione approfondita della complessa relazione tra violenza domestica e comportamenti alimentari disfunzionali nelle vittime di abusi è importante per alleviare il disagio psichico e per promuovere un’alimentazione sana (Wong & Chang, 2016).
Riferimenti bibliografici:
Micali N et al (2011). Maternal eating disorders and infant feeding difficulties: maternal and child mediators in a longitudinal general population study. J Child Psychol Psychiatry. 52(7): 800-7.
Wong SP & Chang JC (2016). Altered Eating Behaviors in Female Victims of Intimate Partner Violence. J Interpers Violence. 31(20): 3490-3505.
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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